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lunedì 25 maggio 2015
ANTITRUST: ARCHITETTI DENUNCIANO COCONTEST
“È svilente per la comunità professionale degli architetti e non tutela il consumatore”

Il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori ha denunciato all’Antitrust la pratica commerciale della società Cocontest che, attraverso il proprio sito internet, offre prestazioni professionali diffondendo, a tutto danno dei consumatori, informazioni ingannevoli che, nel contempo, screditano la categoria degli architetti.

 
 Per gli architetti italiani Cocontest - che offre un servizio di crowdsourcing per chi deve arredare, ristrutturare progettare una casa o un ufficio mettendo in collegamento, attraverso una sorta di concorso tra soggetti privati, clienti e architetti - viola le leggi italiane e le direttive europee che regolano il rapporto tra professionisti e clienti.

Nella segnalazione all’Antitrust viene sottolineato come, in realtà, Cocontest fornisca solo idee di progetti, senza verificare se esse siano soluzioni architettoniche fattibili e se siano progettate da professionisti competenti e abilitati.

Inoltre le affermazioni riportate sulla piattaforma risultano spesso ingannevoli per il consumatore e diffamanti gli architetti, affermando che solo sul sito è possibile trovare soluzioni rapide ed economiche in quanto tutti gli altri architetti italiani ed europei che esercitano la professione offrono prestazioni lente ed a caro prezzo.

Nel sito, poi, non viene mai specificato e spiegato al consumatore che, laddove si progettino interventi edilizi, in Italia, come in Europa, bisogna produrre progetti e documenti complessi, a garanzia della sicurezza e salute dei cittadini e nel rispetto dell’ambiente: per questo motivo la legge in Italia e in Europa obbliga l’utilizzo di professionisti competenti e abilitati ai sensi di specifiche normative nazionali.

Un'attività, quella del sito - secondo la denuncia del Consiglio Nazionale - che è svilente per l’intera comunità professionale: vengono, di fatto, proposti progetti gratuiti perché se solo “il progetto vincitore” riceverà un onorario, nemmeno definito come tale ma come “premio”, tutti gli altri saranno comunque stati lavori gratuiti. Naturalmente non si specifica che con tale “progetto” l'ipotetico committente non potrà svolgere alcuna pratica autorizzativa a meno di rivolgersi successivamente a un professionista che lo sviluppi nella sua reale complessità e nei tempi necessari.

La triste realtà è che da questa proposta commerciale, sviluppata sfruttando la crisi, l'indiscriminata abolizione delle tariffe attuata fuori da ogni logica e da ogni possibile concertazione da parte del Governo italiano, e in ragione del numero elevatissimo di architetti, spesso senza o con poco lavoro, trae vantaggi unicamente la società che ha promosso Cocontest, che viene pagata dagli architetti partecipanti nell’illusione di avere qualche concreta opportunità di lavoro, anche se operato sottocosto, in un drammatico periodo di disoccupazione e di crisi economica.

Dietro l’immagine dell'innovazione - il crowdsourcing - si cela quindi il cinico sfruttamento di professionisti disperati che pagano una mediazione per la vaga speranza di una possibile opportunità di lavoro, ingannando, al contempo il consumatore che viene illuso di poter godere di una progettazione low-cost.

Va segnalato, infine, che sull'attività ambigua ed ingannevole di Cocontest è stata presentata una interrogazione parlamentare al Ministero dello Sviluppo economico, della quale è prima firmataria l’onorevole Serena Pellegrino, nella quale si chiede, tra l’altro, di verificare i tratti di legittimità dell'iniziativa.

 

Roma, 25 maggio 2015