Sulla Gazzetta ufficiale n. 210 dell’8 settembre scorso è stato pubblicato il Decreto delMinistero della Giustizia 9 luglio 2008, n. 139 recante “Regolamento recante norme per la ripartizione dell´incentivo economico di cui all´articolo 92, comma 5, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163”.
Il nuovo Regolamento emanato in riferimento a quanto previsto all’articolo 92, comma 5 del Codice dei contratti di cui al D.Lgs.n. 163/2006, precisa che la percentuale, da applicare all´importo posto a base di gara di un´opera o di un lavoro, per determinare la somma da corrispondere al personale è data dall´addizione di una delle aliquote percentuali di cui al seguente punto a) e di una di quelle di cui al seguente punto b):
Quando il progetto e costituito da più sotto-progetti specialistici o la progettazione avviene per stralci funzionali, l´aliquota percentuale complessiva è applicata nella misura massima del 2,0% dell´importo del progetto posto a base di gara di un´opera o di un lavoro.
L’importo complessivo determinato con i criteri precedentemente indicati, è ripartito tra il personale in base a quanto segue:
La misura massima dell’incentivo è, dunque, del 2% e tale percentuale è, però, dall’1 gennaio 2009 sarà in contrasto con quanto stabilito dall’articolo 61, comma 8 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito nella legge 6 agosto 2008, n. 133 che dice testualmente: “A decorrere dall’1 gennaio 2009, la percentuale prevista dall´articolo 92, comma 5, del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, è destinata nella misura dello 0,5 per cento alle finalità di cui alla medesima disposizione e, nella misura dell´1,5 per cento, è versata ad apposito capitolo dell´entrata del bilancio dello Stato.
Nell’articolo 3 del decreto viene, poi, precisato che:
Per quanto concerne la riduzione della percentuale dal 2% allo 0,50, prevista al citato articolo 61, comma 8 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito nella legge 6 agosto 2008, n. 133, relativa agli incentivi alla progettazione degli uffici tecnici interni alle stazioni appaltanti, l’Unitel (Unione nazionale tecnici Enti locali) ha fatto predisporre dall’Avvocato Dover Scalera una memoria che alleghiamo alla presente news.
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La riforma delle professioni intellettuali sembra aver ripreso il suo corso. Come un fulmine a ciel sereno il cantiere della riforma aperto da oltre 10 anni e mai portato a compimento, fatta eccezione per i provvedimenti dell´ex ministro Bersani, sembra essersi nuovamente messo in moto, almeno a sentir parlare l´attuale ministro della giustizia Alfano.
Il Ministro ha, infatti, parlato di una riforma a pacchetti che di fatto tenga conto delle diversità sostanziali che incidono su ogni categoria professionale, che prevedi differenti soluzioni in relazione alla tipologia specifica di problema e che tenga conto delle proposte dei rappresentanti delle singole categorie.
La riforma dovrebbe partire col riassetto delle categorie dei notai, avvocati e dottori commercialisti ed esperti contabili, continuando poi via via con le altre. Chiaramente grande soddisfazione da parte delle diverse categorie professionali che vedono in questa riforma a blocchi un´ottima occasione per riformare le professioni intellettuali ammettendo che una riforma comune avrebbe avuto gravi ripercussioni sulle stesse non potendo di fatto poter conto delle diversità proprie di ogni professione.
Nonostante il grande entusiasmo, c´è però da considerare che questa occasione non deve diventare un modo per consolidare situazioni organizzative già esistenti senza tenere in considerazione i cambiamenti socio-economici avvenuti nell´ultimo decennio. La soluzione ideale potrebbe essere quella di redire delle linee guida generali prima di sedersi attorno al tavolo delle discussioni, questo per fare in modo che i rappresentanti delle professioni possano formulare delle proposte serie, concrete e senza pregiudizi.
È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge n. 112 del 25 giugno 2008, il provvedimento che, insieme con il Disegno di legge ora all’esame del Parlamento, contiene le misure del Governo per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria.
La proposta di legge di riforma delle professioni presentata dai relatori Chicchi e Mantini è stata adottata come testo base dalle Commissioni Giustizia e Attività produttive della Camera.
Su questo testo proseguirà dunque il lavoro di riforma della disciplina delle professioni, tenendo conto anche della proposta di legge di iniziativa popolare presentata pochi giorni fa dal Comitato Unitario delle Professioni (CUP).
Nella seduta del 15 gennaio scorso, i rappresentanti dell’opposizione non hanno risparmiato le critiche al testo Mantini-Chicchi: la deputata Maria Grazia Siliquini (AN) ha affermato che le proposte contenute nel testo base dei relatori, "non sono assolutamente convincenti, perché il testo, se da una parte avanza alcune proposte irricevibili, dall´altra contiene vere e proprie «trappole»” per tutte le professioni intellettuali italiane. D’altra parte – ha aggiunto Siliquini – lo stesso Governo, con il sottosegretario Luigi Scotti, nelle sedute dell´8 novembre e dell´11 dicembre scorsi ha affermato più volte che vi sono dei punti «non chiari» per cui sarebbe opportuno «effettuare precisazioni»
Siliquini ha poi ricordato che anche i rappresentanti dei professionisti italiani, tramite il Comitato Unitario Professioni, hanno già dichiarato che la proposta di testo base deve essere «profondamente modificata e rivista», se non del tutto «bocciata», come deve essere assolutamente fermato il decreto legislativo di recepimento della direttiva 36/2005/CE, «al fine di ripristinare la legalità».
Una bocciatura totale che si estende ad altri punti fondamentali del testo: secondo Siliquini non è sufficientemente chiara la distinzione tra professionista intellettuale ed imprenditore; poco chiara è anche la delega al Governo per accorpare gli ordini, e troppo sfumata è anche la linea di confine tra ordini e associazioni. “Non è assolutamente possibile – ha affermato Siliquini – prevedere di «elevare» a professione intellettuale qualunque lavoro intellettuale a prescindere dalla doverosa formazione universitaria”, “tale conoscenza, che deve essere certificata da un titolo di studio di livello universitario avente valore legale nel nostro ordinamento, è un aspetto insuperabile della professione intellettuale” – ha concluso.
Altrettanto diretto è stato Andrea Lulli (PD) che ha chiesto se, a questo punto, l’opposizione ha la volontà di discutere seriamente su questo progetto di legge. “Ad ogni seduta – ha lamentato – vengono poste eccezioni procedurali e sottili distinguo. Le valutazioni sulle soluzioni normative, anche radicalmente diverse, attengono alla normalità del confronto parlamentare; quello che non è lecito è bloccare, con qualsiasi ragione, l´iter del provvedimento.”
Per quanto riguarda il testo del CUP, il presidente della II Commissione, Pino Pisicchio, ha affermato che la proposta di legge di iniziativa popolare “non introduce elementi di novità, poiché tutte le istanze in essa contenute sembrano essere già confluite nel lungo dibattito svoltosi presso le Commissioni riunite”.
La seduta è quindi terminata con l’adozione, come testo base, della proposta presentata dai relatori; è stato inoltre fissato al 6 febbraio 2008 il termine per la presentazione degli emendamenti.
Immediata la reazione di Pietro De Paola, coordinatore del Comitato promotore della pdl presentata dal CUP: “Lo stralcio della legge di iniziativa popolare, appare un atto di grave sottovalutazione delle esigenze e delle richieste avanzate da circa 80 mila professionisti che hanno firmato quella legge”.
“Apprendo con sconcerto – continua De Paola - che secondo l’on. Pisicchio e nonostante il parere contrario di alcuni deputati non ci sarebbero i margini per un esame congiunto della proposta di legge di iniziativa popolare in quanto quest’ultima, come dice lo stesso Pisicchio, non conterrebbe alcun “elemento di novità” rispetto al testo base assunto dalla II insieme alla X Commissione. Eppure, aggiunge De Paola, «mi sembra opportuno ricordare che nel testo base non esiste alcuna distinzione, per esempio, tra l’attività imprenditoriale e quella professionale, esiste la possibilità di delegare al governo, senza alcun parere vincolante da parte degli ordini, di accorparne alcuni, senza parlare poi delle norme sulle attività riservate che fanno piazza pulita di una serie di prerogative che garantiscono la qualità e l’indipendenza dei professionisti”.
L’auspicio del coordinatore del Comitato promotore è comunque "di non far cadere nel nulla la proposta dei professionisti consentendo un iter parlamentare rispettoso dei principi democratici e delle esigenze di tutti i cittadini".